Monday, 17 January 2011

Il fascino del Giro di vite, uno dei più alti risultati della narrativa dei fantasmi, sta nella capacità di rappresentare il vuoto di colore. Come in Moby Dick, il terrore è bianco - e bianchi sono gli spettri dell'immaginario collettivo. Nel racconto di James la paura è il sentimento dominante, ed è così forte da annullare ogni altra espressione e percezione umana; essa sospende i sensi, insieme al giudizio, e impregna l'atmosfera del racconto di una fitta nebbia in cui si perdono le definizioni della vista, degli odori, dei rumori, delle parole, dei tratti dei volti dei bambini.
E in questa nebbia (rievocata nel film The Others, che per tanti aspetti mi ha ricordato questa opera) si smarrisce anche la verità. Alla fine della storia, solo alla nostra interpretazione è lasciata la scoperta dell'identità dei fantasmi che hanno popolato quella casa nell'Essex. Tale indefinitezza ci sconcerta; e il passo tremante degli spettri che non conosciamo ci perseguita anche dopo che abbiamo voltato l'ultima pagina.

0 comments:

Post a Comment